Freddie Mercury

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Freddie Mercury, pseudonimo di Farrokh Bulsara (Stone Town, 5 settembre 1946 – Londra, 24 novembre 1991), è stato un cantante, compositore e musicista britannico di origini parsi e indiane.

Membro fondatore dei Queen, rock band britannica nata nel 1970 di cui fece parte fino all’anno della sua morte, era noto per le sue esibizioni dal vivo e per le sue abilità vocali; Mercury infatti aveva una notevole estensione canora, arrivando a quattro ottave con l’aiuto del falsetto. Come compositore, ha scritto brani come Bohemian Rhapsody, Crazy Little Thing Called Love, Don’t Stop Me Now, It’s a Hard Life, Killer Queen, Love of My Life, Play the Game, Somebody to Love e We Are the Champions. Oltre all’attività con i Queen, negli anni ottanta intraprese la carriera da solista che lo portò a pubblicare due album, Mr. Bad Guy nel 1985 e Barcelona nel 1988, quest’ultimo frutto della collaborazione con la soprano spagnola Montserrat Caballé, il cui omonimo singolo divenne l’inno ufficiale dei Giochi della XXV Olimpiade.

Malato di AIDS, è deceduto a seguito di una broncopolmonite sviluppatasi per via della deficienza immunitaria legata alla malattia stessa il giorno dopo la pubblica confessione del suo grave stato di salute. In suo onore, il 20 aprile 1992 venne organizzato il Freddie Mercury Tribute Concert, al quale parteciparono molti artisti musicali internazionali; i proventi di questo evento vennero utilizzati per fondare The Mercury Phoenix Trust, un organizzazione impegnata nella lotta all’immunodeficienza umana. Mercury è considerato uno dei più grandi e influenti artisti nella storia del rock; nel 2008, il magazine statunitense Rolling Stone lo ha collocato al 18º posto nella classifica dei migliori 100 cantanti di tutti i tempi, mentre Classic Rock, l’anno successivo, lo ha classificato al primo posto tra le voci rock.

BIOGRAFIA

Infanzia

Farrokh Bulsara nacque al Government Hospital di Stone Town e trascorse l’infanzia nell’isola di Zanzibar, all’epoca un protettorato britannico, distante 25 chilometri dalla costa della Tanganika. I suoi genitori, Bomi e Jer Bulsara, appartenenti all’etnia parsi e di religione zoroastriana, provenivano dal Gujarat, uno stato dell’India occidentale, e dovettero trasferirsi in Africa a causa del lavoro del padre, cassiere della Segreteria di Stato per le Colonie; la famiglia era completata dalla sorella minore di Farrokh, Kashmira, nata nel 1952.

Il 4 febbraio 1954, all’età di 8 anni, Farrokh iniziò a frequentare la St. Peter’s Boys School, un collegio scolastico britannico a Panchgani, nei pressi di Bombay, in India; qui Bulsara iniziò ad essere chiamato “Freddie”. Oltre a possedere un notevole talento artistico, risultando eccellente nel disegno, il ragazzo praticava anche alcuni sport ad ottimi livelli; era infatti un abile velocista e pugile, raggiungendo buoni risultati anche in altre discipline sportive come l’hockey su prato e il tennis da tavolo.

Il talento musicale di Bulsara venne notato dal preside del St. Peter College, che scrisse una lettera ai suoi genitori suggerendo che, con un aumento della retta mensile, Freddie avrebbe potuto prendere ulteriori lezioni musicali; con l’approvazione di Bomi e Jer, il ragazzo raggiunse il quarto grado di apprendimento di pianoforte. Durante la permanenza al collegio ebbe anche la sua prima esperienza musicale, formando insieme a quattro compagni i The Hectics, una band che si esibiva durante feste o eventi scolastici e di cui Freddie era il pianista, suonando canzoni di Cliff Richard e Little Richard.Bulsara dovette tuttavia lasciare il St. Peter College il 25 febbraio 1963, non avendo superato l’esami d’ammissione alla decima classe;continuò la sua educazione alla St. Mary’s School di Bombay.

L’arrivo in Inghilterra ed i gruppi pre-Queen

Dopo aver trascorso gran parte dell’adolescenza in India con la nonna e la zia Sheroo Khory ed aver fatto ritorno a Zanzibar, nel 1964, all’età di 18 anni, dovette spostarsi con la famiglia in Inghilterra per via della rivoluzione di Zanzibar, che stava minando la stabilità politica del paese; la rivolta portò alla nascita dello stato della Tanzania.I Bulsara si stabilirono così in una piccola casa a Feltham, nel Middlesex, nei pressi dell’Aeroporto di Heathrow, vicino Londra. Freddie proseguì la sua formazione al politecnico di Isleworth (dal 1993 West Thames College); oltre ai suoi studi d’arte, nei suoi primi anni inglesi Bulsara lavorò in un servizio di catering presso il vicino aeroporto e in un magazzino nella zona commerciale a Feltham.

Nella primavera del 1966 ottenne il massimo dei voti nell’esame di arte dell’Isleworth Polytechnic, punteggio che gli consentì l’ammissione alla Ealing Art College di Londra; qui studiò “arte e design grafico”, stabilendosi nel quartiere di Kensington, in un appartamento affittato da un amico nei pressi di Kensington Market. In parallelo con i suoi studi, Freddie creò una linea di abbigliamento e scrisse brevi articoli per alcuni periodici londinesi. A Ealing conobbe Tim Staffel, suo compagno di corso nonché cantante e bassista degli Smile, band completata dal chitarrista Brian May e dal batterista Roger Meddows-Taylor; Bulsara cercò, in un primo momento, di convincere Staffell a farlo entrare nel gruppo come secondo cantante, senza tuttavia avere successo.

Poco dopo aver ottenuto il diploma presso l’Ealing Art College, Bulsara si unì agli Ibex, una band di Liverpool influenzata dai Cream.[23] Pochi giorni dopo il primo incontro con il gruppo, Freddie imparò a memoria tutti i brani presenti nel repertorio del gruppo; la sua prima esibizione in pubblico come cantante si tenne a Bolton il 23 agosto 1969. Due giorni dopo, gli Ibex svolsero un concerto all’aperto, nel Queen’s Park di Bolton; in seguito, i membri della band tornarono a Londra, cominciando a lavorare con il nuovo cantante ad alcuni brani inediti. Questo fu un periodo economicamente difficile sia per la band di Bulsara sia per gli Smile; i musicisti passavano la maggior parte del loro tempo insieme in piccoli appartamenti, dormendo a volte sul pavimento e suonando la loro musica fino a tarda notte. Bulsara e Roger Taylor, per soddisfare le loro esigenze, cominciarono a vendere vestiti usati a Kensington Market. L’ultima apparizione ufficiale degli Ibex avviene il 9 settembre 1969 al The Sink, un piccolo club di Liverpool. Quella stessa sera, i membri di Smile stavano suonando in un club nella stessa città; secondo alcuni biografi, Taylor e May invitarono Bulsara sul palco per suonare alcuni dei loro brani.

Negli ultimi mesi del 1969, Bulsara scelse di rinominare gli Ibex “Wreckage”, cominciando a scrivere per la band numerosi pezzi, tra cui Stone Cold Crazy. Tuttavia nessuna delle canzoni, eccetto una traccia dal titolo Green, ebbe il successo sperato ed il gruppo, per la mancanza di offerte nei locali, si sciolse.[27] Freddie Bulsara cominciò nuovamente a cercare un nuovo gruppo e rispose ad un annuncio pubblicato sul Melody Maker dai Sour Milk Sea. Avendolo sentito in prova, gli altri membri del gruppo furono colpiti dalla sua voce e lo ingaggiarono, esibendosi anche tre serate a settimana. L’unico concerto in cui Bulsara ha certamente partecipato si è tenuto a Oxford nel marzo 1970. L’arrivo del nuovo cantante, creativo ma prepotente, causò il deterioramento delle relazioni tra i membri del gruppo; Gallop e Chesney, dopo anni di amicizia, litigarono e i Sour Milk Sea decidettero di separarsi.

Gli anni settanta

Il primo singolo degli Smile, Earth/Step On Me, registrato ai Trident Studios e pubblicato nel maggio 1969 dalla Mercury Records, uscì negli Stati Uniti senza ottenere tuttavia il successo sperato; per questo motivo, Staffell decise di abbandonare i due compagni. Con lo scioglimento di questa band e il contemporaneo fallimento dei progetti musicali di Freddie, May, Taylor e Bulsara decisero di formare un nuovo gruppo insieme; nell’aprile 1970, su suggerimento del cantante, scelsero “Queen” come nome della band, cominciando a cercare un bassista.

« Anni fa ho pensato al nome Queen… È solo un nome, ma è molto regale e sembra splendido. È un nome forte, molto universale e immediato. Aveva un sacco di potenziale visivo ed era aperto ad ogni tipo di interpretazione. Ero certamente consapevole delle connotazioni gay, ma quello era solo uno dei suoi aspetti. »

Nello stesso periodo, Farrokh Bulsara cominciò a farsi chiamare Freddie Mercury, decisione presa in seguito alla composizione della canzone My Fair King. Il 27 giugno 1970, anno in cui May presentò a Mercury Mary Austin, con la quale visse per sette anni, i tre, completati da Mike Grose, si esibirono per la prima volta in pubblico, a Truro, in un concerto di beneficenza per la Croce rossa. La band venne completata nel 1971 da John Deacon, anno in cui Mercury e il resto del complesso, con lo scopo di acquisire maggior confidenza con il palcoscenico, affrontarono il loro primo tour in Cornovaglia.Nel 1972, Mercury, grazie alla sua formazione come grafico, progettò il logo dei Queen, basandosi sullo stemma reale del Regno Unito e includendo nel logo i segni zodiacali dei quattro componenti della band. L’anno successivo uscì il primo album della band, Queen, con brani registrati in precedenza presso i De Lane Lea Studios; prima dell’uscita del disco, Mercury pubblicò i singoli I Can Hear Music e Goin’ Back, rispettivamente cover dei brani di The Ronettes e Dusty Springfield, sotto lo pseudonimo di Larry Lurex.

Nei primi anni settanta, Freddie Mercury cominciò ad avere le prime consapevolezze del proprio orientamento sessuale, espresse durante un’intervista del dicembre 1974 alla rivista New Musical Express, nella quale dichiarò di essere “gay come una giunchiglia”. In questi anni, Mercury vestiva abiti della stilista Zandra Rhodes, con capelli lunghi e unghie con lo smalto. Soprattutto a causa dell’eccentricità di Freddie, la prima decade dei Queen fu caratterizzata da stravaganti esibizioni che spesso sfociarono in spettacoli teatrali; Mercury e May si presentavano truccati e vestiti totalmente in bianco e nero, chiudendo i concerti lanciando rose agli spettatori, brindando con loro con champagne e intonando God Save the Queen, l’inno nazionale del Regno Unito. Strinse per questo un forte legame con il pubblico, colpito dall’entusiasmo e dall’energia con cui il complesso e, in particolare, il frontman li coinvolgevano durante le apparizioni dal vivo.[34]

I primi album della band vennero ben accolti dalla critica, con un rapido incremento della popolarità dei Queen; la volontà di Mercury era comunque quella di innovare il più possibile il loro stile musicale, attingendo ai più diversi generi musicali. Nel 1975 venne pubblicato A Night at the Opera, che consacrò definitivamente il quartetto. Il singolo Bohemian Rhapsody divenne il simbolo della creatività del gruppo e soprattutto del suo cantante, che ne fu l’autore; per la registrazione di questa sola canzone furono necessarie tre settimane, di cui una dedicata esclusivamente alla parte vocale centrale. Nel 1976, durante il A Night at the Opera Tour, i Queen visitarono il Giappone, la cui cultura influenzò notevolmente Mercury; Nei successivi anni, Mercury scrisse alcuni tra le più importanti canzoni dei Queen, come Somebody To Love (A Day at the Races, 1976), We Are The Champions (News of the World, 1977), Don’t Stop Me Now (Jazz, 1979), Crazy Little Thing Called Love (The Game, 1979). Nell’ottobre 1979, il cantante si esibì con i ballerini del Royal Ballet in un galà di beneficenza presso il London Coliseum, cantando e ballando Crazy Little Thing Called Love e Bohemian Rhapsody.

Gli anni ottanta

Nel 1980, Mercury cambiò notevolmente il suo aspetto, tagliandosi i capelli e facendosi crescere i baffi, seguendo il look detto “Castro clone“, moda lanciata da alcuni omosessuali dell’epoca. Questa trasformazione fu inizialmente mal vista dai fan, che inviarono al cantante rasoi da barba usa e getta. Il 1981 sarà un anno di transizione; visse a Monaco di Baviera, in Germania, la cui vita notturna lo condizionò molto, non riuscendo a lavorare “quasi mai in condizioni psicologiche perfette”.

Alla fine del 1982, i Queen, dopo il successo del The Game Tour e dell’Hot Space Tour, decidettero di comune accordo di separarsi per un certo periodo; questo fu dovuto sia all’insoddisfazione dei fan, così come della band, della qualità dell’album Hot Space, nel quale non si riconoscevano, sia al deterioramento progressivo dei rapporti personali all’interno del gruppo.I quattro cominciarono così a dedicarsi a progetti solistici; Mercury in particolare, che aveva già ipotizzato tra gli anni settanta e gli anni ottanta di pubblicare un album proprio, collaborò con Giorgio Moroder, compositore e arrangiatore italiano specializzato in musica dance, per una versione ricolorata e ridoppiata del film di Fritz Lang Metropolis; alcune delle canzoni, utilizzate come colonna sonora del film, come Love Kills, faranno poi parte di Mr. Bad Guy, che diventerà in futuro il suo primo album da solista. Scritta con Moroder, Love Kills, primo singolo da solista del cantante, raggiunse la decima posizione nella classifica britannica.

Dopo i progetti solistici, i Queen si ritrovarono nell’agosto 1983, registrando The Works. Cominciarono poi una serie di lunghe tournée in tutto il mondo, come il The Works Tour; tra il 12 e il 19 gennaio 1985, la band partecipò a Rock in Rio, dove suonarono davanti a circa 250.000 persone in due serate; tra i momenti principali dell’evento, vi fu il duetto tra Mercury e i fan sulle note di Love of My Life. Il 13 luglio 1985 invece presero parte al Live Aid, un concerto umanitario organizzato da Bob Geldof che vide la partecipazione dei più importanti artisti internazionali, allo scopo di ricavare fondi in favore delle popolazioni dell’Etiopia, colpite da una grave carestia. I Queen si esibirono al Wembley Stadium di Londra ed i loro 20 minuti di canzoni “consegnarono alla storia i Queen e fecero di Freddie Mercury una leggenda”; sia la stampa, sia i 72.000 spettatori di Wembley, sia gli artisti, considerarono la loro interpretazione una delle migliori di tutti i tempi; Mercury costruì in questa esibizione “il mito di insuperabile frontman”.

Il 29 aprile dello stesso anno uscì il primo album da solista di Mercury, Mr. Bad Guy, un disco pop caratterizzato anche da sonorità disco e dance; questo suo primo lavoro, prodotto da Reinhold Mack, contiene alcune tracce scritte da Mercury, originariamente composte per far parte di The Works, ma che in seguito furono scartate dalla band, come Made In Heaven, I Was Born To Love You, Man Made Paradise e There Must Be More to Life Than This; quest’ultima è frutto di una collaborazione con Michael Jackson risalente al 1983. Living on My Own fu una della canzoni di maggior successo dell’album, che complessivamente non ottenne notevoli risultati da un punto di vista delle vendite, arrivando comunque al sesto posto nella classifica inglese e restandovi per 23 settimane; negli Stati Uniti Mr. Bad Guy si fermò solo alla 159ª posizione.

Il 6 giugno 1986 i Queen cominciarono a Stoccolma il Magic Tour, che fu la loro tournée più grande e spettacolare. Nelle 26 date, la band raccolse circa un milione di spettatori; l’11 e 12 luglio tornarono a suonare al Wembley Stadium, davanti entrambe le serate a 70.000 persone, per quelli che divennero due dei loro concerti più famosi e celebrati. Freddie concluse gli spettacoli sulle note di God Save The Queen, vestito da re, con pelliccia e corona. L’ultima esibizione della band si tenne il 9 agosto nel parco di Knebworth; questo fu l’ultimo concerto di Freddie Mercury, che si esibì davanti a 120.000 spettatori.

Nello stesso anno, Mercury partecipò alla scrittura del musical Time di Dave Clark, scrivendo ed interpretando le ballate Time e In My Defence. L’anno successivo pubblicò come singolo la cover dei The Platters The Great Pretender, edita come singolo nel mese di febbraio, arrivando alla quarta posizione nella classifica inglese e risultando tra i maggiori successi della sua carriera solista. Nella primavera 1987, i medici rivelarono al cantante la sua positività all’HIV, senza conoscere mai con precisione da chi fosse stato contagiato; ciònonostante, il cantante continuò a dichiarare pubblicamente di essere risultato negativo al test. Nel 1988 venne pubblicato Barcelona, un album di Mercury e Montserrat Caballé, soprano spagnola conosciuta nel maggio 1983 ad una rappresentazione de Un ballo in maschera presso la Royal Opera House; questo disco esemplifica il desiderio del cantante britannico di avvicinarsi al mondo dell’opera, genere musicale in parte già utilizzato in canzoni come Bohemian Rhapsody.Barcelona venne acclamato dalla critica, anche se a ciò non corrispose un notevole successo discografico, fermandosi all’ottava posizione della classifica del Regno Unito, ottenendo tuttavia maggior successo in Spagna. La title track Barcelona divenne nel 1992 l’inno ufficiale dei Giochi della XXV Olimpiade di Barcellona, motivo per cui venne originariamente scritta.

Gli ultimi anni di vita e la morte

Nel 1987 Mercury aveva abbandonato la sua vita pubblica, non organizzando più concerti e asserendo che un uomo di 40 anni non poteva saltare e cantare su un palco con una calzamaglia indosso. Alcune testate scandalistiche cominciarono a sospettare che Mercury fosse effettivamente malato; questi sospetti derivavano dall’aspetto del cantante, dall’improvvisa sospensione dei tour dei Queen e dalle confessioni di alcuni amanti pubblicate sulle pagine dei tabloid inglesi del tempo. Si fecero dunque sempre più rare le sue apparizioni pubbliche e Mercury si rifugiò sempre più nella Garden Lodge, la sua villa di Earls Court a Londra, costata oltre 4 milioni di sterline. Mercury nascose il segreto della sua malattia anche agli altri membri dei Queen fino al 1989, quando fu costretto a fare accertamenti clinici più specifici; durante questi esami, gli fu asportata parte di pelle dalla spalla sinistra e l’analisi confermò definitivamente la sua positività all’HIV. Sicuro della malattia, confessò la sua condizione agli amici più intimi nonché ai membri del gruppo.

Il 18 febbraio 1990, per ricevere un premio per il contributo dei Queen alla musica britannica ai BRIT Awards, Freddie Mercury fece la sua ultima apparizione in diretta. La crescente diffusione di notizie su una possibile malattia di Mercury, confermate dalla morte di Nikolai Grishanovich, un suo amante, portò il gruppo a diffondere un comunicato stampa ufficiale, nel quale smentiva ogni voce sul cantante. Poco dopo, Mercury si trasferì a Montreux, in Svizzera, dove affittò un appartamento, la “Duck House”. La sua ultima apparizione in pubblico fu nel video della canzone These Are The Days Of Our Lives, in cui il frontman appare molto dimagrito; il videoclip del brano, tratto dal suo ultimo album con i Queen, Innuendo, venne tuttavia reso pubblico solo dopo la sua morte, su sua precisa volontà. Mercury continuò a registrare canzoni, nonostante fosse molto debilitato dalla malattia e costretto a riposo per molte ore il giorno; solo circa un mese prima del suo decesso fu costretto da alcuni problemi polmonari a smettere di cantare, invitando gli altri membri dei Queen ad effettuare le ultime correzioni alle tracce registrate, per poterle poi pubblicare in seguito.

Freddie rientrò in Inghilterra ai primi di novembre 1991, per stare vicino ai suoi cari. Qui venne sottoposto ad alcune cure palliative, con medicinali che arrivavano di nascosto alla Garden Lodge; tuttavia il cantante diventò sempre più debole, non riuscendo ad alzarsi dal letto e cominciando a perdere la vista. Il 22 novembre 1991, Mercury convocò nella sua casa di Earls Court il manager dei Queen Jim Beach per redigere un comunicato ufficiale, che venne consegnato alla stampa il giorno successivo:

« …Desidero confermare che sono risultato positivo al virus dell’HIV e di aver contratto l’AIDS. Ho ritenuto opportuno tenere riservata questa informazione fino a questo momento al fine di proteggere la privacy di quanti mi circondano. Tuttavia è arrivato il momento che i miei amici e i miei fan in tutto il mondo conoscano la verità e spero che tutti si uniranno a me, ai dottori che mi seguono e a quelli del mondo intero nella lotta contro questa tremenda malattia… »

Profilo vocale

Nonostante la sua voce fosse estesa nell’intervallo dei baritoni, Freddie Mercury cantava come tenore leggero;tuttavia, nel corso degli anni il fumo ha conferito alla sua voce l’intensità e la potenza di timbro più vicina a quella di un tenore lirico.[Il biografo David Bret ha detto che la sua voce era in grado di compiere “scale musicali in poche battute, passando da un ruggito rock gutturale ad un acuto puro e cristallino, una coloratura perfetta”.Dopo la morte, Montserrat Caballé disse di lui: “La sua tecnica era impressionante. Non aveva alcun problema di tempo, cantava con un senso del ritmo incisivo, scivolando da una tonalità all’altra senza alcuno sforzo. Aveva grande musicalità. Il suo fraseggio poteva essere sottile, delicato e dolce o più energico e deciso. Era in grado di trovare il giusto timbro, la giusta sfumatura espressiva per ogni parola”.

L’estensione vocale di Mercury.

Tuttavia, le opinioni divergono per quanto riguarda la reale portata della sua capacità canora. Alcune fonti gli concedono una scala di note di fuori dell’intervallo normale, arrivando a quattro ottave con l’aiuto del falsetto; altre invece sono più caute, considerando i problemi di salute causati dalla comparsa di noduli alle corde vocali che Mercury si rifiutava di asportare con un intervento chirurgico, cosa che lo costrinse probabilmente, almeno durante gli ultimi concerti, a cantare utilizzando note più basse.[101][102] Inoltre è probabile che i lunghi tour con i Queen gli causarono ulteriori difficoltà Caballe confermò comunque la tesi delle quattro ottave, dicendo che la sua voce si estendeva dal fa della prima ottava al fa della quinta (F2 – F6 in notazione anglosassone), raggiungendo il fa della quarta ottava (F5 nella notazione anglosassone) con la voce di petto, nota raggiunta in All God’s People.

Mercury è considerato uno dei più grandi e influenti artisti nella storia del rock; nel 2008, il magazine statunitense Rolling Stone lo ha collocato al 18º posto nella classifica dei migliori 100 cantanti di tutti i tempi, mentre Classic Rock, nel 2009, lo ha classificato al primo posto tra i cantanti rock. Secondo un sondaggio britannico effettuato nei primi anni 2000, al quale votarono 600.000 persone, Freddie Mercury è considerato il sesto miglior cantante di tutti i tempi.[103] All Music giudica la sua voce come “una delle più grandi voci di tutta la musica”.Nel settembre 2010, un sondaggio condotto tra i fan del rock nominò Mercury Greatest Rock Legend Of All Time, “la più grande leggenda rock di tutti i tempi”, davanti a Elvis Presley, David Bowie, Jon Bon Jovi, Jimi Hendrix e Ozzy Osbourne.] Il cantante dei Queen si classificò al secondo posto sia nella classifica di MTV del 2003 22 Greatest Voices in Music, dietro Mariah Carey, sia nel sondaggio della stazione radio Planet Rock del 2009 The Top 40 Greatest Voices in Rock, dietro a Robert Plant.

Discografia in studio con i Queen
  • Queen (1973)
  • Queen II (1974)
  • Sheer Heart Attack (1974)
  • A Night at the Opera (1975)
  • A Day at the Races (1976)
  • News of the World (1977)
  • Jazz (1978)
  • The Game (1980)
  • Flash Gordon (1980)
  • Hot Space (1982)
  • The Works (1984)
  • A Kind of Magic (1986)
  • The Miracle (1989)
  • Innuendo (1991)
  • Made in Heaven (1995)
  • Queen (1973)
  • Queen II (1974)
  • Sheer Heart Attack (1974)
  • A Night at the Opera (1975)
  • A Day at the Races (1976)
  • News of the World (1977)
  • Jazz (1978)
  • The Game (1980)
  • Flash Gordon (1980)
  • Hot Space (1982)
  • The Works (1984)
  • A Kind of Magic (1986)
  • The Miracle (1989)
  • Innuendo (1991)
  • Made in Heaven (1995)
Album live dei Queen
  • Live Killers (1979)
  • Live Magic (1986)
  • Queen at the Beeb (1989)
  • Live at Wembley ’86 (1992)
  • Queen on Fire – Live at the Bowl (2004)
  • Queen Rock Montreal (2007)
Raccolte dei Queen
  • Greatest Hits (1981)
  • Greatest Hits II (1991)
  • Classic Queen (1992)
  • The 12″ Collection (1992)
  • Queen Rocks (1997)
  • Greatest Hits III (1999)
  • Stone Cold Classics (2006)
  • Queen: The Singles Collection Volume 1234 (2008-2010)
  • Absolute Greatest (2009)
Discografia da solista in studio
  • Mr. Bad Guy (1985)
  • Barcelona (1988, con Montserrat Caballé)
Raccolte da solista
  • The Freddie Mercury Album (1992)
  • The Great Pretender (1992)
  • Remixes (1993)
  • Freddie Mercury Solo Collection (2000)
  • Lover of Life, Singer of Songs – The Very Best of Freddie Mercury Solo (2006)

Choose your Reaction!
  • Freddie avrebbe scritto Time e In my Defence??? Errore che fanno in molti. Ma se uno pretende di scrivere la biografia e la discografia del grande frontman, dovrebbe sapere che non è cosi. Sono entrambe canzoni del musical Time, che lui ha reinterpretato.
    In My Defence è di DAVE CLARK, Freddie l’ha solo coprodotta. Anzi, sul cd THE VERY BEST OF FREDDIE MERCUR Y SOLO citano come autori anche Soames e Daniels, ma siccome è un remix, magari è questo che è di tutti e tre, mentre su internet (WIKIPEDIA in primis) tutti citatno il solo Clark.
    Time sempre da DAVE CLARK con JOHN CHRISTIE. E anche in questo caso LUI l’ha solo coprodotta… oltre che interpretarla, ovviamente….

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  • grazie della segnalazione :), anche essendo un grande fan, questo non lo sapevo.

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  • Ah ma non si finisce mai di imparare… mi voglio scusare però perché credo di essere stata un tantino acidella… è che ne leggo tante di inesattezze su di LUI… quando va bene ne storpiano solo il nome, quando va male, mi tocca leggere anche delle cattiverie… E per chi lo ama come lo amo io, è un grande dolore… Mi scuso ancora. Freddie in fondo se ne fregava, e io dovrei imparare a fare altrettanto. E a non arrabbiarmi ogni volta. Mi scuso ancora…

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